Laboratorio pensiero debole – primo incontro

LABORATORIO PENSIERO DEBOLE

Coordina: Annalisa Decarli
Interviene: Stefano Tieri

Partecipanti: Matteo Corrente, Roberto Forza, Osama Khalil, Giovanni Da Col, Barbara Bruno, Giulia Mainenti, Tiziana Gon, Selene Simonic, Guido Faggiani, Gloria Richichi, Rudi Laco, Antonella Ursic, Brunella Brunelli

Primo incontro – domenica 15 gennaio 2017

Ciascun partecipante è invitato a presentarsi brevemente e ad esprimere un tema inerente
alle lezioni del primo modulo, che desidera proporre alla riflessione comune.

Guido: Fallimento → È lo scopo della filosofia?

Matteo: La filosofia è accademica?

Selene: Dimensione filosofica → rendere la filosofia pratica

Barbara: Filosofia / Filosofare

Antonella: La corporeità nella filosofia, nella psicoanalisi, nell’arte? – Trasformazione

Tiziana: Pensare – Tempo – Silenzio – Senso

Giulia: Ascolto

Rudy: Gioco → mettersi in gioco

Gloria: Pensiero critico

Roberto: Strumenti di analisi

Osama: Passione → La filosofia è fine a se stessa / Uso non strumentale

Giovanni: Capacità di riflettere autonomamente

Non-lavoro → Tempo per noi stessi

Segue una breve riflessione per scegliere una pista euristica di interesse comune, si cita Nietzsche: «Il corpo è la sua grande ragione» per approdare alla riflessione su bisogno e desiderio, provvisoriamente definiti nel modo seguente.

Il bisogno può essere soddisfatto in tanti modi (es.: se ho fame, posso mangiare qualsiasi cosa per soddisfare il bisogno di alimentarmi). Gli elementi che possono soddisfarlo si situano quindi su un piano di uguaglianza.

Il desiderio è specifico, c’è un’unica cosa che lo soddisfa.

Si precisa che il bisogno è comune a tutti, ma non uguale per tutti e si ipotizza che il desiderio sia un tentativo di esorcizzare il fallimento finale della morte.

Il fallimento è costitutivo del pensiero debole nella misura in cui implica la negazione delle pretese veritative e metafisiche del discorso, che comunque dipendono dal contesto culturale.

Il fallimento come scacco finale evoca l’heideggeriano «Vivere per la morte» e ci si chiede se l’accettazione ne possa costituire la cura.

Attraverso vita-fallimento-cura-morte si ritorna alla corporeità: quale uso facciamo del nostro corpo? Come incidono sulla nostra fisicità le suggestioni del marketing?

L’incontro termina con l’apertura di due questioni fondamentali:

  • Chi è l’“altro”?
  • Che cosa è “reale”?

schema

Durante questo primo incontro ho preferito evitare i riferimenti a Italo Calvino, che non è stato evocato, in quanto non era stato trattato nel corso delle lezioni ed avevo quindi pensato di partire da un testo al prossimo incontro. Anticipandomi, Stefano invita tutti alla lettura di uno dei racconti di Palomar, “Il seno nudo”. Lo trovate sulla pagina del nostro laboratorio.

L’invito è quello di alimentare la riflessione attraverso il blog: potete commentare gli argomenti emersi durante il primo incontro, ma anche aggiungere nuovi pensieri.

Vi prego di argomentare le vostre affermazioni, evitando di scrivere dei trattati, per rispetto dello spazio e del tempo condivisi.

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One Comment on “Laboratorio pensiero debole – primo incontro”

  1. Rudi Laco ha detto:

    Saluti a tutti,
    colgo l’invito alla scrittura, motivato dal fatto di essere qui per tentare strade nuove e piene di sorprese.
    Mi è piaciuto molto il tempo trascorso assieme,ha in se un qualcosa di indefinibile, mi è sembrato prezioso,qualcosa da custodire e alimentare.
    Ho avuto l’impressione di come nel dare forma al pensiero ,esprimerlo e ascoltare l’altro, vengano alla luce increspature e contraddizioni in qualcosa che, nel momento in cui veniva comunicata,si dichiarava la mia verità.
    Questa verità,sottoposta a personale esame di qualità ,altro non era se non un contenitore di un altra verità,destinata ad essere taciuta.
    Un contenitore per poter accettare me stesso prima ancora di propormi all’altro.
    Un contenitore che,portato all’altro ,subito si rivela nella sua inadeguatezza;mentre esprime e si fa contenitore ,separa e nasconde.
    All’Altro mostra una maschera quando per condurci dall’Altro era stato pensato.
    Nell’altro coincidono compiutezza e Fallimento.
    Per questo tendo ad essere perentorio e rigido,e per questo raccontarmi combina assieme il piacere della condivisione con l’orrore dell’anatomia,del meccanismo,dell’io-oggetto.
    Forse il linguaggio non è adatto ad esprimere la verità.
    Forse la verità và taciuta e condivisa.
    Rudi


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