Laboratorio psicoanalisi – primo incontro

CANTIERE PSICANALISI

LABORATORIO

 

COORDINA: VINCENZA MINNITI

Sono presenti: MARIO COLUCCI, ANDREA MUNI, ILARIA PAPANDREA, CARLA TROILO

Partecipano: Chiara Bearzi, Giovanni Furlanis, Claudia Adamo, Barbara Tonazar, Sebastiano Giacobello, Gloria Nemec, Carla Vidoni, Paolo Pesel, Cristina Cocchi, Rita Benedetti, Silva Bon, Barbara Pelos, Alberto Sossa, Sara Gorini, Gennaro Pisano, Fabio Tassi, Erika Ermacora

 

Primo incontro: 15 gennaio 2017

I partecipanti nel presentarsi connettono l’esperienza personale con i temi su cui la lezione ha insistito.

Sembra lo spazio del laboratorio l’occasione per far parlare il sapere di ognuno e per interrogare insieme

le questioni che emergono dal confronto tra le varie voci.

  1. La psicanalisi deve essere esercitata solo dai medici?
  2. Quale rapporto c’è tra medicina e psicanalisi?
  3. Quale rapporto tra scienza ,sapere scientifico e psicanalisi?
  4. Che rapporto tra sapere potere e verità?
  5. Come restituire la soggettività alle donne?
  6. Come si fa ad esprimere il “sapere” dell’altro”
  7. Chi può ascoltare l’altro?
  8. Chi sono gli uditori di voci?
  9. Come fare il vuoto? Sospendere il pensiero, ogni sapere acquisito?
  10. È possibile che ogni incontro con l’altro sia il primo?
  11. Cosa significa ascoltare?
  12. Che relazione c’è tra l’ascolto musicale e l’ascolto della voce dell’altro?
  13. L’ascolto non è ascolto di “soggetti parlati”?
  14. È possibile aprirsi al mondo dell’ascolto?
  15. Ha modificato qualcosa l’attenzione rivolta all’ascolto in psichiatria?
  16. La psicanalisi ha modificato la psichiatria? Può modificarla?
  17. Si può fare la psicanalisi in un luogo chiuso?
  18. Freud per primo ascolta la follia al livello del suo discorso e restituisce il soggetto a se stesso ma la follia non ha un aspetto istituzionale molto forte? i pazienti di Freud stanno dentro i manicomi?
  19. Quale rapporto tra la rivoluzione basagliana e la psicanalisi?
  20. La psicanalisi è una pratica borghese?
  21. Che cosa mobilita la decisione di andare in analisi ? non si innesta su un profondo desiderio di cambiamento che comporta anche una scelta e un investimento ?
  22. Quanto possibilità di trasformazione ,di cambiamento ha una pratica di ascolto, in questo caso la psicanalisi ma quante altre pratiche di ascolto ci sono ? Quanto la pratica della filosofia può trasformare?
  23. Quale rapporto tra psicanalisi e filosofia ? Non è rischioso ridurre la psicanalisi all’ascolto? Non bisogna mettere in campo il rapporto con la verità? Perché parlare di psicanalisi in una scuola di filosofia? Qual è il rapporto del soggetto con la verità?
  24. Come restituire l’uomo a se stesso?
  25. La terza rivoluzione è possibile?

Sono domande su cui tornare per riflettere nella dimensione di oralità del laboratorio ma sono anche linee di ricerca per un approfondimento che può produrre un personale contributo di scrittura.

Tra gli autori citati: Sigmund Freud, Jacques Lacan, Michel Foucault, Roland Barthes, Eugenio Borgna

Tra i testi citati:

Restituire la soggettività” di Pier Aldo Rovatti

Dettagli inutili” di Alberto Fragomeni

Guarire si può” di Silvia Bon

Dopo venuti a Trieste” di Gloria Nemec

 

Per la prossima volta potremmo, come era stato proposto, condividere la lettura di Dettagli inutili che, dice Peppe Dell’Acqua, sono le parole che si dicono a colloquio con lo psichiatra dove il paziente ha l’impressione di dire cose che non sfiorano neanche le orecchie di chi sta lì per ascoltarlo. Dettagli inutili mentre “tu stai mettendo sul tavolo parole che ti fanno molto male e che fai fatica a dire.”

 

 

Advertisements

One Comment on “Laboratorio psicoanalisi – primo incontro”

  1. Sara ha detto:

    Salve a tutti, occhio e croce, mi pare che un buon numero delle questioni emerse potrebbe essere ricondotto, per agevolare il lavoro a venire, a una domanda che si situa ad un livello più o meno radicale rispetto ad ognuna di esse: si può e come cogliere e accogliere l’Altro nella sua alterità in una dimensione “praticabile”, preservandolo come Altro, ossia, preservandone in certo grado o in certo modo l’opacità, l’irriducibilità a una dimensione e “discorso” condivisibile?
    L’Altro può essere una persona o la “follia” o la cosa – tutto ciò che si presenta con un certo grado di opacità rispetto al “discorso” in cui lo si vuole (ac)cogliere. Il “discorso” può essere scientifico, medico, psicoanalitico, poetico, filosofico e via dicendo (ma anche l’incontro comune fra persone); può essere anche l’immagine nell’arte – in pratica, qualsiasi dimensione manifestativa.
    Esiste una dimensione elettiva di automanifestazione dell’Altro in cui lo si possa incontrare? Oppure in ogni dimensione si automanifesta un diverso volto dell’Altro? Di qui, poi, si può allargare il discorso ai rapporti fra dimensioni manifestative, discorsi generati nelle stesse e via dicendo.
    Han l’aria di essere questioni ovvie per cui val la pena controllare se lo sono anche le risposte reperibili
    Direi che si potrebbe approfittare della forma laboratorio e fare proprio come si fa in laboratorio di ricerca: esperimenti, utilizzando come materia “figure dell’Altro” – potremmo, visto l’indagato principale, scegliere la “follia” come figura dell’alterità da mettere a reazione con “discorsi”, “dimensioni manifestative” e via dicendo.
    Vista la nostra provenienza formativa e professionale diversificata, ognuno potrebbe mettersi sul banco materiale che reperisce nella propria pratica quotidiana (professionale, di studio, di interessi…), materiale che ci suona come un tentativo – o passibile di essere utilizzato come tentativo – di cogliere l’alterità (della follia, se scegliamo questa) e trasporla in una dimensione “praticabile”. Non solo la letteratura clinica, le nosologie e teorie delle psico-discipline (la “follia” come fenomeno nella dimensione strutturata dallo “sguardo” scientifico e come “discorso” sull’altro che ne proviene) bensì anche immagini artistiche, cinematografiche, brani o personaggi letterari e altro in cui possiamo incappare guardandoci attorno.
    Metafore, anche.
    Cosa del’alterità della follia vi si manifesta, vi si veicola facendosi (intra)vedere? Quanto e come un “discorso” fa parlare la follia e non la parla, negandole una parola condivisibile ma che sia, almeno in trasparenza, ancora “altra”?
    E via provando, in modo da sondare, come primo passaggio, possibilità e limiti di varii campi di manifestazione e discorsi in cui la “follia” può o dovrebbe essere (ac)colta..
    Scusate la lunghezza ma non sono riuscita a sforbiciare più di così.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...