Laboratorio Marx e i bisogni – primo incontro

Cantiere Marx

Laboratorio

Domenica 15 gennaio 2017 dalle ore 11 alle ore 13 si è svolto il primo Laboratorio legato al Cantiere Marx.

Erano presenti Gabriele Orsini, Lorenzo Marino, Federico Peverati, Samuel Piazza, Luisa Pillon, Silvia Antonelli, Giacomo Mormino, Aristotelis Karantzoulis, Wissal Houbabi, Nadia Paccagnan, Antonella Dimastromatteo, Paolo Medizza, Pablo Martinez, Pier Aldo Rovatti e Alessandro Di Grazia, coordinatore del Laboratorio.

Il Laboratorio si ripromette di sviluppare ed articolare delle riflessioni tra i partecipanti sulla questione dei bisogni, tenendo ovviamente come sfondo anche le sollecitazioni che proverranno dal resto del Cantiere – lezioni e seminario – quest’anno centrato sul tema dell’alienazione.

La scelta di dare spazio al tema dei bisogni è conseguente all’eredità proveniente dal lavoro del Laboratorio dell’anno precedente, dove era emersa la necessità di approfondire questo tema.

Pier Aldo Rovatti fa presente la possibilità di arricchire il lavoro del Cantiere introducendo una serie di incontri legati al mondo della salute mentale. La proposta viene accettata di buon grado. Avremo così alternativamente il laboratorio maggiormente legato ad una riflessione a partire dalla tradizione marxista e ai suoi sviluppi, e quello che prende il titolo di Bisogni e salute mentale e che si avvierà domenica 29 gennaio 2017.

Tra i materiali suggeriti Franca Ongaro Basaglia, Salute/Malattia, Le parole della medicina, 2012 Collana 180,. Pier Aldo Rovatti, Restituire la Soggettività, 2013 Collana 180, la Bozza della modifica della legge 180. Sono stai inoltre citati alcuni testi di Basaglia che contengono spunti sulla questione dei bisogni come le Conferenze brasiliane, Cortina 2000.

Nella parte del laboratorio dedicato alla salute mentale potremo contare sulla presenza di Roberto Mezzina, direttore del Dipartimento di Salute mentale, che ci ospita, e di Peppe dell’Acqua, ex direttore del dipartimento e responsabile della Collana 180.

Per quanto riguarda invece il seminario del Cantiere Marx, Giacomo Mormino si è impegnato a scrivere un testo a partire da I dannati della terra di F. Fanon con la prefazione di Sartre, la cui lettura Raoul Kirkmayr ha suggerito come testo di riferimento per iniziare il lavoro seminariale.

Altro suggerimento di lettura ci è giunto da Nicoletta Masiero: Chicchi, Leonardi, Lucarelli, Logiche dello sfruttamento, Ombre corte 2016, con particolare riferimento al testo Sussunzione del lavoro al capitale e imprinting capitalistico della soggettività.

Abbiamo poi cercato di delineare una cornice storico-filosofica entro cui collocare, anche in funzione dei futuri incontri, la nozione di bisogno.

Secondo Agnes Heller in Marx non si dà una vera e propria teoria dei bisogni; la problematica dei bisogni viene utilizzata implicitamente all’interno della critica dell’economia politica. Anche nei Manoscritti del 1844 non troviamo delle argomentazioni sistematiche sulla questione. Probabilmente questo aspetto dell’opera di Marx ha aperto la possibilità a diversi versanti interpretativi tra i quali ha prevalso fino alla fine degli anni ’60 in Italia, quello che faceva della parola fondamentale il suo leit motiv: i bisogni fondamentali sono quelli necessari alla riproduzione della vita, cioè quelli che garantiscono a chi lavora di riprodurre la sua condizione e il sostentamento della sua vita. Insomma la nozione di bisogno si ritrova all’interno di un positivismo economico, attribuito a Marx, che vorrebbe fare del bisogno una quantità misurabile. Agnes Heller, allieva di Lukacs e facente parte in quegli anni della Scuola di Budapest, agli inizi degli anni ’70 inizia una critica a questa impostazione, introducendo la nozione di bisogno radicale a fianco di quella di bisogno alienante che risponde maggiormente ad un’interpretazione positivista della questione. All’interno della nozione di bisogni radicali la Heller introduce le categorie di amicizia, di convivialità, di gioco ecc. Rovatti ricorda che Umberto Eco aveva indicato tra i bisogni dell’uomo quello di giocare. Circa nello stesso contesto storico Basaglia apre un discorso sui bisogni in relazione al disagio mentale, qualificandoli come indifferenziati, come a dire che non è possibile stabilire a priori quali siano i bisogni più “veri”. Nel dibattito culturale e politico degli anni ’70 la scena si arricchisce e si complica grazie alle spinte provenienti dalle lotte femministe che misero in rilievo, tra le altre cose, l’importanza del ruolo del corpo e il fatto che ad esso è connessa una dimensione desiderante che non può essere sovrapposta o ridotta senza torsioni deformanti a quella di bisogno. Nel dibattito di allora, ricorda Rovatti con una punta di ironia, la distinzione tra bisogno e desiderio aveva assunto una coloritura di genere, essendo i bisogni il tema dei maschi duri e puri, mentre del desiderio parlavano le donne.

Infine viene ricordato che S. Weil, che aveva militato nell’anarchismo radicale di orientamento trotzkista tra gli anni ’20 e ’30, in uno dei suoi ultimi lavori del ’42-’43, La prima radice, SE 1990, non fa distinzione tra le due categorie di bisogno e desiderio, ma, in una prospettiva vicina a quella della Heller, stila una lista dei bisogni fondamentali dell’uomo, nella quale sicuramente non prevale la dimensione puramente materiale del bisogno. È possibile avvicinare il concetto di sradicamento della Weil a quello di miseria della vita che emerge dalle riflessioni di Basaglia: non si tratta solo della miseria materiale, dell’indigenza, ma di una miseria più radicale che ha a che fare con l’esistenza stessa e rispetto alla quale una riflessione sui bisogni deve modularsi storicamente e incessantemente.

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