Laboratorio psicoanalisi – terzo incontro

Coordina Vincenza Minniti

Interviene Andrea Muni

Partecipano: Giovanni, Barbara, Gennaro, Silva, Chiara, Rita, Sebastiano, Claudia, Carla , Cristina.

Ci siamo chiesti:

Quale senso prendono alla luce dell’esperienza raccontata da Alberto Fragomeni nel suo libro Dettagli inutili le parole emerse ed interrogate nel precedente incontro?

Iniziamo dalla parola messa in discussione:

Condivisione

È una parola che bisogna riprendersi, mettere alla prova, non lasciarsela rubare. Può essere riscattata. Come? Se ne possono segnare i confini?

Quale significato assume a livello della esperienza personale di ognuno e nel contesto dello spazio/tempo del nostro laboratorio?

Siamo soggetti che s’incontrano effettivamente e che riescono a intensificare un terreno comune di esperienze?

La parola incontro può sostituire la parola condivisione? Se non può sostituirla, può essere il terreno di verifica della validità della condivisione?

Possiamo considerare la lettura del testo che abbiamo condiviso un terreno comune che incontra la nostra esperienza?

Barbara cita la pagina in cui l’autore dice: “Impazzire è come attraversare lo specchio. Nulla cambia. Apparentemente sei ancora tu, eppure tutto è alla rovescia, e non sei che l’ombra di te stesso. Vorresti tornare in te , di là nel mondo reale, ma ormai questo è impossibile….. sano tra i malati e malato tra i sani…nella tua nuova condizione specchiante, come in attesa di un proiettile vagante che ti mandi in frantumi”. E giustifica la scelta della metafora dello specchio perché questa metafora indica la permanenza obbligata da cui non puoi tornare indietro ,evoca lo stigma della malattia. È una prigione.

La lettura di questo libro ha permesso a Barbara di rendersi conto , attraversando il vissuto autentico di Alberto, della portata della rivoluzione di Basaglia di cui sapeva poco.

Per Sebastiano: non si può corrispondere mai all’immagine dello specchio e dunque la costruzione di sé che avviene attraverso l’immagine, genera spaesamento. È una trappola per tutti non solo per il folle.

Per Cristina: ci si può anche specchiare nell’altro ed essere così stimolati alla guarigione. “Se l‘altro è un depresso come me , forse riesco a vedere meglio nell’altro quello che non vedo in me ed essere condotto ad un impatto di consapevolezza e di guarigione.”

Carla cita il passo in cui Alberto dice: Tutti pensano che i matti sono più sensibili. Io credo di no.

Sono apparso alla madonna” è la frase segnalata da Sebastiano

dove il ribaltamento dell’immagine comune, il paradosso , ha una potenza ironica spiazzante, diventa spettacolo. Continua l’autore: “Le religioni sono piene di assurdità, e non si capisce come mai le persone dovendo credere in qualcosa, affidino la loro fede proprio all’irrazionalità..” … è la religione stessa ad essere folle. Follia di massa in pillole. Pillole che ad alcuni vanno di traverso facendoli finire in ospedale, in psichiatria dove gli danno altre pillole,”

La scrittura di Fragomeni ha la freschezza e l’immediatezza dell’oralità, è una voce.

Bisogna distinguere tra il dire e la materialità della voce che è suono, corporeità.

Si sente nel libro di Fragomeni quella corporeità della voce che nella scrittura in genere eliminiamo

Sebastiano: Da sempre noi ascoltiamo le voci. Se “siamo soggetti parlati” evidentemente ascoltiamo delle voci o in maniera reale o in maniera intellettuale. Mi viene da pensare al rito dionisiaco dove al rimbalzare degli strumenti percussivi ce n’è uno che si chiama il rombo. Il sibilo del rombo è la voce di Dio e collego tutto a quanto Alberto dice in termini di illuminazione riguardo alla religione: Che cosa significa essere illuminati? fondamentalmente siamo tutti quanti nella follia o per lo meno, come dicevano i mistici, siamo un oceano senza sponde e allora noi per necessità costruiamo le sponde e queste sponde sono l’impianto logico mentale nel quale siamo fin dalla grecità. Quella dell’ascolto è una dinamica veramente ampia e non tutto può essere definibile come grana della voce.

Nel nono sec i monaci che volevano trovare una soluzione affinché la monodia liturgica cristiana ,il canto gregoriano rimanesse, in assoluto, incominciano a creare i primi segni rudimentali della notazione; il nostro mondo ha privato la voce di grana, cioè ha costituito l’aspetto sonoro come oggetto dalle coordinate misurabili i monaci volevano tracciare con quei segni come un gesto, le sfumature della voce

Barthes dice rischiamo nella scrittura di fare una toeletta da morto perché eliminiamo quella grana.

Andrea: penso a quanto sia sbagliato parlare di linguaggio come se esistesse davvero nella realtà mentre è un’astrazione che facciamo a partire dal fatto che parliamo, dal fatto che esistono i discorsi ma il linguaggio è teorico come il soggetto.

Infatti c’è una distinzione tra il dire che è un dispositivo e la voce.

Sebastiano: All’inizio del ’500 Bembo dice che non bisogna rapportarsi soltanto al livello semantico ma gli ingredienti fondamentali del significato stanno nella significanza. Il suono e il ritmo la pura materialità l’aspetto fonematico che si è perso oggi mousike era l’arte delle muse la musica non era un’arte differenziata ..era tanto altro

Andrea Nel Seminario X Lacan a proposito della voce parla del suono del corno, del rapporto tra la voce e la pulsione a parlare ad essere voce e a ricevere voce e dell’oralità nel senso della pulsione orale, tutti quanti costituiamo l’idea di soggetto in base alle risonanze continue…

e c’è differenza tra la voce e il dire, tra linguaggio e discorso e suono

Giovanni riprende la parola frantumi:

“Frantumi, sono gli stimoli che qui ci stiamo dando.. suono e discorso. Il libro è un pretesto per affrontare persone che perdono il discorso, persone inermi. Che ruolo ho io lì, che incontro ho con quelle persone , quale simmetria c’è? Davanti a quelle persone inermi io ho il discorso che eleggo in maniera asimmetrica. E da parte loro c’è il suono.. la corporeità di quel suono fa vibrare.. questa distinzione risuona tra voce e discorso e la parola chiave è frantumi. Nel libro succede quello che a me succede ogni giorno nel mio lavoro.: è la risposta all’invito di Sara che ha detto: portiamo qui qualcosa di nostro. .e dunque la lettura del libro, la mia vita, il mio lavoro ,la mia presenza qui, gli stimoli i frammenti che qui da voi mi arrivano… mi sembra di subire quel sensazionalismo nei confronti del mondo e della natura di cui parla l’autore a proposito del film di Malik” The tree of life che ha il merito di tentare di raffigurare” la cifra originaria irrappresentabile per definizione …dell’essere in sé”….

Vorrei ancora soffermarmi s u ciò che per me ha significato l’utilizzo di quelle parole che abbiamo scritto qui simmetria asimmetria incontro rischio e utilizzare la mia esperienza personale per portarla qua con voi Rispetto alla malattia corporea il paziente desidera mettersi in una condizione asimmetrica perché cerca dal medico la soluzione, mentre nell’altro ambiente ,quello psichiatrico discutiamo di riportare simmetria e nel libro si vede come la questione è molto più complicata:. il mio paziente che ha voce ma non ha discorso desidera nuovamente la simmetria ma nuovamente si trova in un sistema asimmetrico.

Riflettiamo sul fatto che questo è uno spazio in cui le parole possono riempirsi di significati frantumarsi, riconnettersi, tornare indietro ,proseguire nella tensione dell’incontro che segna una ricerca di senso.

Si può partire dalla sofferenza fisica? Chi è normale? Il paziente, il malato ha la dignità di essere normale? È considerato Altro?

Gennaro:

“Il malato oncologico e il folle hanno la stessa dignità. La clinica ci dà certezza del danno, la lesione c’è ma… che si veda a livello clinico o meno la sofferenza c’è comunque.

Nel libro siamo di fronte ad un adolescente che ha i problemi degli adolescenti e si trova in una cultura che non è più quella dello stigma, postmanicomiale. Ma cosa succede quando la follia irrompe nella vita di un adolescente che ama l’arte è intelligente e pieno di interessi? “ad un certo punto sono impazzito” dice Alberto, l’autore del libro e racconta della psichiatria e dell’antipsichiatria dove c’è qualcosa di profondamente vero e qualcosa di profondamente falso…

Colpisce come Alberto soffre e lentamente prende coscienza del proprio stato di follia ma non per questo non deve essere considerato un cittadino come gli altri e non per questo io non debbo accollarmi i rischi di incontrarmi con la follia in quello spazio comune che esiste tra me e lui. Io devo in qualche modo mettermi ad esercitare la simmetria spogliarmi del ruolo di medico, scendere dallo scalino togliermi il camice ed essere pronto ad ascoltare la sua reale sofferenza mentale. Alberto ci parla di tutti i suoi tentativi attraverso la filosofia la religione orientale, la mistica di Osho la psicanalisi e di come si renda conto alla fine di stare male ,di essere infilato nella psichiatria perché, anche se non c’è più, il manicomio continua nelle istituzioni che ci sono anche sul territorio. È consapevole che il suo destino è la marginalità. E come lui dice “più che notare le ragazze notavo i disperati… da cui mi distingue solo un colpo di culo”…

Silva cita la lotteria della nascita, di cui parla Greblo. anche a proposito della fortuna di vivere a Trieste dove ha visto tante persone il cui volto, scuro impenetrabile si è aperto al sorriso. e che sono guarite. Anche se bisognerebbe analizzare ogni parola: salute, guarigione, cura, malattia indagarne limiti e confini qualora ci siano questi confini.

La lotteria della nascita è fondamentale e la fortuna di Alberto è stata quella di aver avuto la sollecitazione a sfruttare certe risorse che erano in lui che lo hanno messo in grado di guarire perché una persona che scrive un libro del genere è guarito. La guarigione non è una cosa clinica come nel tumore . Nella follia c’è lo stigma e l’auto stigma insieme a quel senso quasi di colpa che ci si dà da soli e che è un peso dal quale è difficilissimo uscire. Alberto è riuscito a sviluppare le possibilità che c’erano in lui grazie all’incontro con un bravo medico. A proposito del ruolo, i ruoli ci sono perché fanno riferimento a quelle competenze teoriche e scientifiche che il medico ha acquisito ma la persona con esperienza ha qualcosa da dire al medico: il proprio vissuto viscerale di dolore. Nella relazione, per quanto legittimamente asimmetrica rimanga, si può arrivare a una forma di negoziazione per cui i due ruoli si avvicinano soprattutto se c’è l’ascolto, l’ascolto reciproco e la volontà e la propensione all’ascolto, per cui si arriva ad un riequilibrio più possibile anche se non assoluto dei due ruoli .La relazione asimmetrica si stempera diventa meno tesa se c’è la possibilità del dialogo.

Cristina: Alberto è diventato soggetto quando è diventato consapevole della sua malattia e dei limiti che la malattia comporta. Come succede con maggiore evidenza quando capita una malattia del corpo, visibile la frattura di una gamba, per esempio.

D’altra parte c’è purtroppo ancora un utilizzo massiccio dei psicofarmaci che possiamo chiamare la contenzione dei farmaci.

Andrea: Esiste ancora il manicomio chimico “A cosa serve che ti richiudo se ti sedo”

Cristina: Quando la psichiatria incontra la psicanalisi e l’ascolto che mira alla restituzione della soggettività i problemi possono prendere la via della risoluzione…

Chiara: Ho notato lo stile della scrittura, questo scrivere di seguito senza usare la maiuscola come se non ci fossero interruzioni mi ha portato dentro la storia agli oggetti, alle immagini che si ammucchiano: il caffè, la sigaretta e a proposito del calorifero… come se il malato psichiatrico avesse freddo nell’anima… come se la solitudine dell’esistenza gli avesse congelato il cuore e .il calorifero fosse l’unico surrogato del tepore di un corpo amico. il fatto che la temperatura in questi luoghi sia molto elevata rimanda alla solitudine al desiderio di un ascolto che ancora non c’è.

Rita: cita il passo in cui Alberto parla del momento della presentazione. “Cosa fai studi o lavori? Chi ti mantiene? …Ti tocca prendere confidenza col ruolo del mantenuto: da una parte ti chiedi se sei credibile dall’altra se conservi la tua dignità”. E subito dopo al ristorante: Alberto non sa se mangiare la foglia d’oro che impreziosisce il dolce: mangiare tutto quel che c’è nel piatto secondo l’insegnamento dei genitori o seguire la Bibbia che vieta di mangiare l’oro, alla fine la mangia. “Non sapeva di nulla” dice.

Claudia ci sono due parti nel libro. Alberto all’inizio aveva delle crisi e dei disturbi del pensiero, poi ha cominciato a stare meglio al punto che ha intrapreso a studiare. Alla fine quando partecipa al gioco della lanterna, un gioco che fa a capodanno a casa di amici dove ognuno scrive un desiderio sulla lanterna che viene mandata in cielo. Dice: “sulla mia non c’era scritto niente”. Lui non ha desideri, non ha più un desiderio per il futuro è guarito. Io mi sono chiesta: è una depressione non avere più desideri o un vuoto esistenziale?

Quando si esce dalla malattia mentale ci si ritrova con l’esistenza , con le domande esistenziali e quindi con la filosofia . Che rapporto c’è tra filosofia e psichiatria? quando è il momento di filosofare parlare e quando quello di curarsi? C’è differenza tra filosofia e cura? Simmetria e asimmetria dovrebbero forse convivere all’interno di un rapporto analitico. La malattia mentale per me non nega la dignità al malato Nel senso che quando vado da un medico io chiedo un ruolo al medico all’inizio. poi sta al medico gestire il ruolo per non invadere l’altro per non esercitare il suo sapere come un potere.

Ho cercato di restituire la voce dei partecipanti.

Concludo con le parole di Alberto che a pagina 123 verso la fine del libro dice:

In filosofia non si tratta di annullare il pensiero, ma al contrario di pensare tutto il pensabile, in maniera sistematica, con rigore, e di evidenziare ciò che invece non è possibile concepire e, a tal riguardo, non inventare storie…

 

Advertisements


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...