Laboratorio congiunto psicoanalisi + pensiero debole – Domenica 12 marzo 2017

Hanno qualcosa in comune l’etica della psicanalisi e l’etica minima?

Questa la domanda/questione che ha animato la discussione/confronto tra i partecipanti e i relatori del laboratorio sul pensiero debole e il laboratorio sul cantiere psicanalisi.

“L’etica minima è un’etica debole, non ci sono coazioni, spinte che la determinano, regole che la caratterizzano, norme che la normano, mentre sembrerebbero essercene nella psicanalisi: paventandone la pericolosità si tenderebbe ad una normazione, ad una regola etica forte”.

Che cosa evoca la parola etica?

Qual è la relazione tra la parola etica e la parola responsabilità?

“Quale relazione tra inconscio ed assunzione di responsabilità?“

Tiziana: Spesso siamo pressati dalla richiesta di risposte precise di medicalizzazione del sintomo. La trasformazione di sé non può essere ottenuta con un farmaco ma riguarda l’attraversamento di un percorso dove chi ha bisogno di cura non riceverà risposte dal curante ma solo da se stesso. Quando il dolore, la sofferenza riguardano un lutto o una perdita non possono essere patologici, ma lo diventano se la persona ne riamane schiacciata.

Ilaria: La patologizzazione dell’esperienza riguarda la questione della padronanza: quanta fatica facciamo a liberarci della padronanza .?. ..Invochiamo che qualcosa faccia funzionare lo stato di disagio/sofferenza in cui ci troviamo e dunque: Quanto il curante. .contribuisce a depotenziare la posizione di padronanza del curato? Ma quanto il depotenziamento è effetto di un lavoro (che Lacan riprende da Marx ) necessario per poter rinunciare un poco, quel tanto che si può, a volere un padrone?…

Si può smontare una certa idea di super io?

La questione della padronanza riguarda la questione etica?

Pier Aldo: “Si può chiamare l’etica della psicanalisi etica della non padronanza? Qui si vedrebbe in chiaro il ponte possibile tra etica minima e etica della psicanalisi”.

Colucci Foucault parla di un’etica del non dominio, di non essere eccessivamente governati anche se poi lui parla di un governo non solo di sé ma anche degli altri.

Andrea: è spostato in chiave intrasoggettiva quel famoso discorso per cui l’illuminismo è l’uscita dell’uomo dalle tenebre se lo consideriamo rispetto a noi stessi.

Pier Aldo Cosa vuol dire intrasoggettivo?

Andrea Intrasoggettivo vuol dire tra me e me.

Prendere la strada della psicanalisi significa mettere in conto che possono succedere delle cose intrasoggettive   perché io non sono l’unico soggetto che sta dentro ma ci sono vari piani che sono a loro volta in rapporto tra loro.

Pier Aldo:   è più facile annettere Foucault nel territorio del pensiero debole di quanto non sia facile annettere Foucault all’interno della psicanalisi.

Il discorso del potere corre lungo un binario di ordine etico.

Etica minima è un’espressione contraddittoria. Dentro l’orizzonte del pensiero debole la posizione etica è quella dell’esercizio.

E dentro la posizione del sapere psicanalitico?!

Colucci: L’esercizio inteso come tratto comune riguarda la narrazione. Il legame sta in un certo esercizio della parola: una parola che non è o non riguarda un pensiero forte , una verità perentoria con la V maiuscola   ma una parola che si narra e che si dice. L’effetto è quello di evento.

Pier Aldo: parola o stile di vita, l’etica della psicanalisi ha come riferimento la guarigione?

Colucci: No. Possiamo parlare di uno stile di pensiero che è stile di vita e che vale sia per l’analista che per l’analizzante.

C’è una scena comune. A proposito del termine esercizio  è interessante la citazione di Foucault: pensare altrimenti, modi di pensare l’incontro con l’alterità è un non fissarsi sul medesimo, sull’identico come vuole fare il pensiero forte, io so qual è la Verità e te la dico e devi adeguarti a questa Verità. C’è invece l’ idea di una verità che si costruisce, una verità   possibile che è un modo di trasformarsi che significa poi poter pensare altrimenti sé, pensare altrimenti gli altri.

Pier Aldo: viene smontato anche nella pratica psicanalitica il concetto metafisico di verità.

Intanto nel laboratorio sul pensiero debole stiamo riflettendo su Calvino: l’esercizio è quello di non buttarsi a dire la prima cosa che ti viene in mente, l’ immagine del mordersi tre volte la lingua prima di parlare . Vale questo per la psicanalisi?

Andrea: Sembrerebbe proprio il contrario perché le libere associazioni sono l’esercizio di parlare a vanvera che è una cosa difficile da fare.

Colucci: Non, parlare a vanvera ma dire la cosa che ti viene in mente.

 

L’oscurità di Lacan

Ilaria Che operazione fa Lacan quando presenta un oggetto in cui è chiamato in causa il lettore da una posizione in cui non è già lì spiattellata una verità tanto afferrabile perché c’è già lì questo esercizio? Sembra che Lacan metodologicamente non voglia essere chiaro, al contrario – dice Andrea – di Foucault il quale però sta rappresentando delle finzioni in qualche modo, sta facendo delle ricostruzioni politicamente interessate perché la chiarezza è uno strumento sofistico squisito quando vuoi dire una “menzogna”.

Annalisa: Forse perché è alla ricerca di posizioni di non dominio, in qualche modo?

Rovatti: Però i il parresiaste è quello che parla chiaro…

Colucci: ma ci sono quelli che vogliono parlar chiaro e per questo prendono premi come Freud ma poi capita che gli scritti più interessanti non sono molto chiari cosa che capita anche in Foucault. Gli scritti letterari di Foucault sono molto complicati come nella prefazione alla “Trasgressione”, testo difficile degli anni ’60.

Ma anche il linguaggio di Foucault non è sempre chiaro.

Pier Aldo Meno premesse possibili meno pregiudizi: “entia non sunt moltiplicanda preter necessitate”. È su questo l’incontro.

La risposta delle associazioni libere fa pensare ad un indebolimento delle troppe interpretazioni, una psicanalisi che vive di troppe interpretazioni, che è qualcosa a cui si contrappongono molte idee della psicanalisi compresa quella lacaniana, che è quella che pratica il silenzio.

Il silenzio che è una parola comune a questi due mondi. In verità da una parte c’è un fenomeno storico molto importante e dall’altra un punto di vista che possiamo vedere di adottare o non adottare.

Annalisa: Il parlarsi addosso che c’è nella psicanalisi non è un’operazione narcisistica?

Colucci: è proprio il contrario perché il narcisismo nasce in un rapporto duale. Nel momento in cui sottrai questa immagine ideale, sottrai questa immagine di modello ideale da raggiungere, perché il silenzio non è un silenzio, è un tacere in luogo di rispondere… che è qualcosa di diverso, è un sottrarsi, destituirsi dell’analista. Se il narcisismo nasce in un botta e risposta in un corto circuito in una specularità aggressiva, il sottrarsi come modello da raggiungere diventa un lavoro sul proprio…

Annalisa Però poi il narcisismo viene coltivato nella solitudine dell’analizzando.

Ma in verità non siamo mai soli e invece l’esperienza della solitudine tu la fai davanti all’analista che tace in luogo di rispondere: ti presentifica la morte. Vuol dire anche la sottrazione: quella dell’analisi è una scena di solitudine e rimanda ad un’etica della responsabilità perché in fondo lì sei solo e perciò bisogna uscire dalla scena intersoggettiva che è tipica del rapporto . C’è una certa innaturalità nel rapporto psicanalitico … io vado ad incontrare un altro però poi quello si sottrae e poi scompare.

Ilaria: Quando Lacan usa il termine soggetto è il soggetto dell’inconscio, c’è quell’articolazione tra un significante che mi rappresenta presso un altro e lo scivolamento di tutti questi significati dai quali mi sono fatta rappresentare e ogni volta mi faccio rappresentare, ad es. tra l’io e l’articolazione attraverso la quale cerco ogni volta di afferrarmi in un’identità che non è mai quella, è esattamente quella articolazione di una scena altra. Invitare ad un’ associazione libera vuol dire abbandonarsi a una articolazione di significati con i quali io credo di rappresentarmi …io vado lì e credo di star veramente dicendo qualcosa di ciò che sono, chi sono, dove m i situo. Il taglio che l’analista opera mi fa capire, mi fa scoprire di essere da un’altra parte rispetto a dove sto.

Si tratta di una cancellazione della riflessività? O di una forma diversa della riflessività nel senso che il pensiero non diventa ciò che sono ma ciò di cui patisco su questa superficie che sono contemporaneamente in quanto parlo ma sono anche ciò in cui tu ti iscrivi mentre parli a me.

 

Sebastiano Io, la verità, parlo : effetto di straniamento, perché la tua voce non combacia con l’immagine della tua voce nell’udirti, come l’ascolto della tua voce al registratore.

Una sorta di stadio dello specchio.

Rischiamo una sordità assordante.

Andrea Esempio: quando tu suoni sei l’attività che suona e la passività che ascolta per riuscire a suonare.

Cosa che accade al netto della riflessione…

La riflessione implicita, interiorizzata è un esercizio.

Pier Aldo L’ascolto è il fondamentale della pratica psicoanalitica, ma

quella dell’ascolto è l’orizzonte dell’esercizio del pensiero debole.

Siamo in una società in cui non ascolta più nessuno. Né l’amico né la compagna.

Ma quando uno parla ascolta almeno se stesso?!

Sebastiano Confondiamo forse l’ascoltare con l’intendere.

È una questione di tonalità, l’ascolto è interdetto … noi pensiamo di intendere e di ascoltare ma non è così… è un ascolto anestetico, un ascolto che nega se stesso.

Sebastiano: L’ascolto si è standardizzato e noi ci riferiamo soltanto all’aspetto semantico e perdiamo gli ingredienti fondamentali che sono nella parola: sonorità e ritmo.

Silenzio ascolto: solo oggi siamo in una società senza ascolto? Secondo Cristina l’ascolto nel passato era un ascolto obbligato dall’autorità che imponeva di ascoltare.

Pier Aldo Se questo fosse vero, che cosa ci guadagniamo? Non vogliamo discutere sul piano storiografico… però oggi siamo in una situazione tremenda di non ascolto…

Siamo qui perché una piccola piccolissima promessa di ascolto reciproco viene messa in movimento.

Che cosa cerchiamo nella psicanalisi?

Cerchiamo una relazione in cui ci sia l’ascolto a fronte del bisogno, del desiderio di essere ascoltati?

Il problema è il presupposto, il pregiudizio di avere già sentito, ho già capito prima che tu abbia finito…

C’è un certo masochismo nell’ascolto?

In verità l’esercizio dell’ascolto è una violenza che ti auto-fai.

Nella questione dell’ascolto c’è il rimando, Il soggetto può rimanere sempre inconscio?

Come fai ad avere la certezza di aver compreso quello che una persona voleva dire se non l’ascolti fino in fondo? A volte ci sembra una cosa scontata quello che l’altro ci dice…

Da una parte il dire e dall’altra il comprendere o meglio aver già capito. Forse chi dice non ha capito quello che voleva dire. Quello che dice è altro da quello che lui credeva di dire. Ed è questa la sfumatura…

Pier Aldo: Mettiamo l’aggettivo pericoloso: io potrei cercare di dire a me stesso che cosa è pericoloso nel pensiero debole o cosa avrebbe potuto essere pericoloso, cioè il pericolo del relativismo.

E se fosse anche per l’etica della psicanalisi proprio il relativismo il pericolo? Accusa del suo relativismo rispetto all’etica?

Carla: È pericoloso che l’analista ti aiuti a capire e tu non sia in grado di reggere il dolore della tua conoscenza.

La filosofia può curare, e la psicanalisi?

Può guarire?   Caso mai…

La psicologia promette benessere: stiamo male, ma contenti.

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One Comment on “Laboratorio congiunto psicoanalisi + pensiero debole – Domenica 12 marzo 2017”

  1. Rudi Laco ha detto:

    Ciao a tutti,mi premeva confrontarmi con voi sulla questione dei laboratori….prima di tutto,cosa ci aspettiamo da questo laboratorio?come sta andando?stiamo sfruttando l’occasione?siamo verso la fine…come facciamo a migliorare l’esperienza comune?di cosa vogliamo parlare?
    Personalmente sono grato alla scuola e mi sento arricchito da questa esperienza.Mi riprometto di essere piu’ insolente e di trovare il coraggio di scambiare qualche parola con ognuno di voi.
    i temi che mi interessano di piu’ sono:
    violenza e linguaggio,
    come creare un tessuto sociale,
    verso quale cambiamento andare e chi saranno gli attori di questo cambiamento,
    comestimolare e lasciare spazio ai giovani,
    differenza tra autonomia e emancipazione.
    Vorrei ascoltare esperienze,sogni,collaborare a progetti.
    Da chi deve partire tutto questo?


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