Laboratorio pensiero debole – quarto incontro

Coordinatrice: Annalisa Decarli

Interviene: Stefano Tieri

Partecipanti:

  • Guido
  • Osama
  • Gloria
  • Barbara
  • Giovanni
  • Stefano

Quarto incontro – domenica 9 aprile 2017

Il gruppo non si incontra da due mesi e i partecipanti mostrano un forte desiderio di esprimere le loro opinioni, prima di procedere alla consueta riflessione.

Esordisce Guido: «Non vedevo l’ora di rivederci» e chiede «A che punto siete con la concettualizzazione del pensiero debole?»

Si lamenta l’assenza di modalità giocose nella conduzione dei corsi, si chiede lo spazio per chiederci “Cosa pensiamo noi”.

Guido chiede «Come rielaboriamo certi mantra? C’era stato un tentativo di approfondimento dei concetti di paradosso e metafora, ed è importante ripartire da lì».

METAFORA → metà fòra / metà dentro (proverbio veneto)

La metafora è associata a poesia e letteratura – rappresentando il tutto in divenire – ed opposta a razionalità quale Verità pretesa da attribuire al bisogno di sicurezza.

Il pensiero debole va allora inteso come esercizio di stile.

Si concorda sul fatto che il pensiero debole «è affine al non avere assolutismi, verità con la V maiuscola, mettere alla prova qualsiasi affermazione».

Si rivisita l’idea calviniana della «stanza dove deve piovere la fantasia», immagine ripresa da Dante e citata da Stefano: «Dove ci piove dentro la fantasia?» e ci si chiede:

→ Svuotamento della stanza per fare posto?

oppure

→ Trasformazione dell’esistente ad opera della pioggia?

→ L’acqua porta vita, trasformazione, ma anche degenerazione.

Pensando a un possibile collegamento con Sartre, se pensiamo questa poggia non solo come fantasia, ma anche come esterno che irrompe dentro di noi, può generare una trasformazione che ci consente di «essere soggettività».

Verità, assoluto, dogma fanno acqua da tutte le parti – per rimanere nella metafora della pioggia. Bisogna indagare per raggiungere verità piccole e provvisorie, mai definitive. Si nota che il rovesciamento fa parte del paradosso. La metafora è indispensabile, ma richiede cautele. Il linguaggio è intriso di metafore. L’ambiguità della metafora è un antidoto al logicismo e alla fissazione dei significati.

Nella proverbialità stanno tutte le metafore, dicono tutto e il contrario di tutto.

Chi decide della bontà della metafora? È un fatto di stile? Ma lo stile è un fatto di estetica. Rovatti ci ha detto che non esiste un modello del pensiero debole, perché è una postura.

Forse dobbiamo cercare i significati nascosti nelle metafore → Dialogo filosofico ci aiuta a definire dei criteri che ci permettono la condivisione del pensiero.

La teoria della relatività appare il tentativo definitivo di assolutizzare. Ma è tutto in divenire.

 

Si legge il testo di Calvino “Del mordersi la lingua”

(silenzio come esercizio di indebolimento del pensiero)

Come passare dalla pratica alla teoria? Forse l’interrogazione sul che cos’è è utile a capire quali stili pratici sono affini al pensiero debole.

Possiamo definire il pensiero debole a partire dall’esperienza degli stili di vita?

(Giovanni)

Il pensiero debole non è relativismo. Il nostro sguardo è carico di teoria. Abbiamo bisogno di nuclei teorici, di riferimenti comuni, per comprendere. Non fingiamo di poterli eludere.

Uno di questi nuclei è l’epoché, la sospensione. Mettere fra parenesi è una parola uscita anche ieri. Guido sta leggendo La scuola cattolica di Edoardo Albinati: è un testo pieno di parentesi, le cose importanti sono quelle fra parentesi.

Parentesi = contraddizione

Se io sospendo i rumori del mondo, i pregiudizi, le parole, che cosa resta? Quello che resta non è la percezione pura: un esquimese, pensando alla neve, pensa a qualcosa che io, proveniente dalla pianura, non posso neanche immaginare! Dobbiamo parlare di quello che abbiamo sospeso.

L’epoché di Husserl non è quella cui ci invita il pensiero debole. Ma ce lo dovrebbe spiegare Rovatti.

Mettere tra parentesi implica un’indagine ulteriore.

Non offrire certezze assodate è una sorta di coerenza del pensiero debole, una spiegazione precisa corrisponderebbe a una contraddizione.

Ma il pensiero debole si mette al riparo qualificandosi debole, non è un escamotage?

L’etica minima è un po’ una sintesi del pensiero debole.

Come posso parlare, senza linguaggio? (Guido)

Siamo parlati dal linguaggio. Lògos significa sia parola che pensiero.

Dobbiamo misurarci col neo-realismo di Ferraris.

  • Riusciamo, qui, a fare qualche esercizio di pensiero debole?
  • I laboratori indeboliscono molto rispetto alle lezioni frontali.
  • Nell’etica minima, ci vedo il “mordersi la lingua”. Ma l’etica minima come può confrontarsi con la storia, soprattutto nei periodi violenti. Quando parli, tu, se ti mordi la lingua? Debolismo non è moderazione.
  • Di etica minima non si può parlare, in certi periodi. Ma con l’etica minima, in realtà, Rovatti esprime un’opinione, prende posizione. Già richiamare l’attenzione su un fatto richiede un impegno enorme, si tratta di trovare uno spazio etico non già codificato.
  • In fondo, già il Vangelo ci portava in questa direzione.
  • È la stessa cosa offrire prescrizioni o invitare alla riflessione?
  • Anche i cattolici, dal loro interno, si sono indeboliti.
  • Vattimo usa questa immagine: posto che Dio sia morto, parliamo dell’uomo. Possiamo farci guidare dal Codice della Strada e dal Vangelo. Perché dei codici sono necessari. Lo scarto è dato dalla carità. Quindi è l’umanità che ci rende etici.
  • Quindi l’etica minima può essere rappresentata dall’atteggiamento socratico, che accetta la morte per non trasgredire la legge, più dalla sua pratica di vita che dallo stile del suo pensiero.
  • Pierre Zaoui, in L’arte di scomparire. Vivere con discrezione, suggerisce di fare un passo indietro per ascoltare l’altro, ma evitando di scomparire.
  • Chi abiterà questo mondo dopo di me può scambiare con me opinioni, stili di vita. Le ragioni dei più giovani devono trovare ascolto e spazio, perché i progetti per il futuro nascono da loro. Cercare di modificarsi guardando ai ragazzi è un indebolimento.

 

In conclusione, qualcuno invita a riportare in aula i pensieri emersi oggi. Si chiede di approfondire la traduzione dell’epoché nel pensiero debole.

L’invito, comunque, è sempre quello di alimentare questo dialogo attraverso il blog.

 

Il prossimo incontro del Laboratorio sarà domenica 23 aprile.

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