Laboratorio psicanalisi – quarto incontro

9 aprile 2017

Coordinatrice Vincenza Minniti

Interviene Andrea Muni

Riferendoci alla breve sintesi del testo relativo al Disagio della civiltà di Freud pubblicato sul sito, riflettiamo a partire dalla domanda:

Che cosa è per te star bene?

Che relazione c’è tra star bene ed essere egoisti? Non riuscire a guardare se stessi con occhio critico?

Silva Vivere ad occhi chiusi , non vedere se stessi, non riuscire a cogliere nemmeno il proprio dolore. Può l’altro dall’esterno vedere di più e aiutarti a vedere senza che questo intervento sia esercitare una violenza che proviene a sua volta da un giudizio? Quando noi pensiamo di fare il bene dell’altro quale tipo di violenza esercitiamo?

Amare il prossimo vuol dire soffrire con l’altro?

Andrea “ Ma se non è bello soffrire perché soffrire?”

cioè: noi interveniamo perché l’altro non soffra e poi invece soffriamo insieme a lui!.. Quindi soffriamo di più!

Amare significa capire, comprendere la sofferenza dell’altro . Soffrire insieme all’altro è una sofferenza che fa crescere. Star bene può essere non aver paura di star male?

Ama il prossimo tuo come te stesso . una di quelle pretese ideali della società incivilita, come dice Freud. Ma sappiamo come amare noi stessi? Conosciamo noi stessi? Se conosciamo noi stessi sappiamo i nostri lati oscuri e quindi possiamo riconoscerli nell’altro. È difficile ma può essere un ideale, una via verso la felicità?

Conoscere, riconoscimento, amore: sono stadi di un percorso. difficile.

Quale momento della nostra vita colleghiamo al benessere, alla felicità?

Benessere e felicità sono la stessa cosa? Sembra oggi esserci l’obbligo della felicità. Citiamo tra gli ultimi: 96 lezioni di felicità dell’autrice giapponese che ha scritto anche Il meraviglioso potere del riordino…di Marie Kondo. Che relazione c’è tra ordine e felicità?

Quale relazione tra guarigione e felicità? quello della guarigione è un processo : non si sa se mira al benessere o alla felicità ,certo garantisce di passare attraverso delle crisi ..

Riappropriarsi della propria storia che ha l’altro come interlocutore può essere una lezione di trasformazione, di vita, di percorso terapeutico, per nulla scontato..

Gloria La pratica psicanalitica rimanda lo storico ad una pratica di ascolto nel raccogliere memorie nelle quali c’è un contenuto di sofferenza che lo storico non è in grado di elaborare perché il suo ruolo non è terapeutico. Lo storico può solo registrare e trovarci dentro un contenuto di verità che passa quasi sempre in forma di crisi….così irrompe la verità. Esempio della caserma Piave:

I figli dei torturatori ignoravano del tutto la fisionomia dei loro padri… Alcuni hanno accettato questo doloroso contenuto di verità. Sono andati in crisi profonda ed hanno riletto la loro storia alla luce di quello che avevano saputo, che è un procedimento psicanalitico. Non è facile parlare di se stessi, è più facile tenere tutto dentro. Ma questa sembra anche essere l’era del testimone e forse il proliferare di una letteratura della testimonianza potrebbe togliere valore alla stessa… ma è oggettiva la verità di chi racconta. ? Nell’ autorappresentazione c’è una mitica di se stessi e una mistificazione della propria vita, del proprio percorso.

Andrea. Il lavoro dello storico è … le parole e le parole non sono le cose. Le parole sono fatti.. ma i fatti non corrispondono alle parole..

Come la storia, la memoria è revisionista? Anche i falsi però sono interessanti. Qual’ è il significato del contadino carnico che racconta di aver visto Lenin su un cavallo bianco nel 1918? Il desiderio che c’era in Carnia di vedere Lenin che ci parla di un mito . Che è un nucleo di verità..

L’ignoranza del passato è garanzia di successo ma mettersi in gioco richiede un atto di volontà.

Il successo è sinonimo di felicità?

Nel disagio della civiltà la felicità è lo sfogo ,l’aggressività in qualunque direzione.

Sentirsi buoni fare cose mostruose.. Per fare del bene si deve anche fare del male? Si può ma non può essere una legge universale. Nella genealogia della morale: I buoni sono quelli che chiamano cattivi quelli che in qualche modo riescono meglio di loro. Volersi bene : è la retorica che fa ammalare le persone.. Cos’è il sano egoismo? Riconoscere che si hanno dei bisogni ? L’egoismo e il narcisismo sono la stessa cosa?

Quali sono le modalità dominanti con cui noi apprendiamo questo.. Comprarsi qualcosa se si ha un dispiacere . Colmare il vuoto . Compensazione materiale . Economia della perdita . Pulsione di morte e sublimazione..

Star bene e stare male.. In certi momenti è chiaro che siamo stati noi a voler stare male. Ma quale parte di noi vuole il male? Nel momento in cui “diciamo” Sono io che voglio stare male ci trasformiamo.. Ti trasformi, conosci perché verbalizzi, che è un passo avanti che non possiamo dare per scontato.

Qual’ è la conseguenza del marketing della felicità? Bisogna fare attenzione agli imperativi della felicità.

Fare cose che vanno contro l’interesse individuale è di per sé sintomo di malattia perché è scontato nella nostra cultura che tu faccia qualcosa di sano: è il tuo bene che non è il tuo bene ma quello che gli altri hanno deciso che è il tuo bene.

 

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