Laboratorio pensiero debole – sesto incontro

 

Coordinatrice: Annalisa Decarli

Intervengono: Pier Aldo Rovatti, Vincenza Minniti, Stefano Tieri

Partecipanti:

  • Guido
  • Roberto
  • Barbara
  • Giovanni
  • Carla
  • Alberto
  • Brunella
  • Cristina

Sesto incontro – domenica 7 maggio 2017

In seguito alla lezione sul pensiero debole, si riscontra una convergenza fra le parole chiave emerse nel nostro incontro precedente e quelle indicate da Rovatti. Il discorso sull’epoché era stato rinviato ai chiarimenti di Rovatti e, cogliendo l’occasione del Laboratorio congiunto, si riparte dal discorso sulla metafora.

METAFORA → ambiguità necessaria all’apertura di senso

Quali i CRITERI orientativi per evitare il calderone culturale e il relativismo assoluto?

C’è è una BUONA METAFORA? Chi giudica?

→ La prova dei fatti / la realtà

→ L’autorevolezza

BUONA METAFORA → seduce, affascina

→ costitutiva del linguaggio

→ comunicazione – comprensione

→ rende parte della natura → fuori da te

                                       → esce da

                                       → spostamento* / viaggiare

→ artificio (Heidegger)

→ verità? → PARADOSSO

                                       → TRASFORMAZIONE

 

*Etimo: dal lat. metaphŏra, gr. μεταϕορά, propr. «trasferimento», der. di μεταϕέρω «trasferire» [http://www.treccani.it/vocabolario/metafora/]

La metafora è costitutiva del LINGUAGGIO – Ha a che fare con la COMPRENSIONE.

BUONA METAFORA → Molto studiata negli anni ’70 del Novecento – Autore di riferimento: Paul Ricoeur, La metafora e il linguaggio, Mimesis.

Persino la scienza, che dovrebbe rifuggire dalla metafora, la riqualifica con Kuhn.

Sillogismo in erba → Bateson

La metafora è un VEICOLO

La metafora semplificatoria è inutile.

C’è un fondo di verità, ma non apre a nulla (Heidegger)

Il populismo è una semplificazione.

La METAFORA MORTA si riduce al suo significato (Umberto Eco)

La METAFORA VIVA è un’apertura di senso (Ricoeur)

→ un CAMBIAMENTO DI DISCORSO

 

Parola = parabola (Bartezzaghi) → paragonare

 

Fondo minimo etico → Gli uomini sono tutti moralmente uguali?

Non usare gli altri come mezzo ma come fine (Kant)

ETICA → Costruire UNITÀ attraverso le DIFFERENZE mantenendo le differenze

La metafora che funziona mette insieme cose diverse

Non siamo attrezzati → monismo del pensiero

Come stanno insieme le persone attraverso le loro palesi differenze?

Attraverso la metafora si può costruire un’unità.

Svelamento (non-nascondimento) = disarmare la Verità del valore assoluto.

 

Il PENSIERO DEBOLE è una questione di stile, di postura.

Differenze fra il pensiero debole di Rovatti e quello di Vattimo

Vattimo: visione ONTOLOGICA

Rovatti: visione FENOMENOLOGICA

 

POLITICO: Che tipo di modalità attraversa l’esperienza?

DIFFERENZE → ACCOGLIENZA / COMPRENSIONE – NON COMPASSIONE

Comprensione → una forma di pensiero critico diversa

 

EPOCHÉ

Chi giudica quando è il momento di sospendere il giudizio (l’attività di coscienza) e quando di sospendere la sospensione?

Noi siamo post-fenomenologi. Heidegger dice che la faccenda degli eide è la cosa più importante. Rovatti ha qualche dubbio sull’essenza, neppure l’epoché trascendentale è sufficiente; la regressione è ab infinitum. È un’opus, un’oprea, un esercizio che si fa. Nella misura in cui si riesce a farlo, ne risulta un rapporto diverso, un andare verso qualcosa che non è ciò verso cui sembrava ci si muovesse prima. Una DIVERSITÀ DI SGUARDO che ci porta a delle scoperte, alla messa in dubbio del modo abituale.

L’intenzionalià è importante.

INTENZIONALITÀ (Husserl) → INCONSCIO (FReud)

Freud pensa che ci sia un fondo della soggettività che è il soggetto inconscio.

Husserl pensa che in fondo noi abbiamo una operatività logica anche quando non lo sappiamo

C’è un passaggio, che può esserci o non esserci, che può funzionare o non funzionare.

Un LAVORO SU DI SÉ che non è scontato

→ presa diretta sulla realtà

→ interruzione

→ formazione morale

→ caso / fortuna

 

Lavoro mai definitivo, sempre temporale: non si possono giustificare tutte le abitudini.

C’è un IMPOSSIBILE, direbbe Derridà, che mette in questione le abitudini. Però questo impossibile è importantissimo, è quello su cui si cambia una situazione.

È un passaggio, che può esserci o non esserci, che può funzionare o non funzionare.

Chiarisce un poco l’immagine di te stesso

Husserl crede cha sia possibile fare epoché → ci si deve provare

EPOCHÉ → tendenza / ingenuità consapevole

Ma non ci entri per una porta filosofica, ci entri per una PORTA ESISTENZIALE a partire dalla tua esperienza: lì hai bisogno di uno SCARTO. Ma il tempo dell’epoché è sempre più stretto, con la frenesia della società attuale.

Nell’epoché si entra e si esce.

Questione fondamentale: sei disposto a cambiare completamente il tuo punto di vista? Sei capace di guardare l’altro?

EPOCHÉ = GUARDARE SE STESSO CON LO SGUARDO DELL’ALTRO

Ci sono anche gli altri:

per Husserl l’epoché è solipsistica: una volta che ho capito chi sono, posso capire gli altri

per Rovatti l’epoché ha a che fare con gli altri

SOSPENSIONE – PUDORE – SILENZIO – SGUARDO INGENUO

Come nello Zarathustra nietzsceano, il fanciullo è la terza delle metamorfosi, si diventa fanciulli (si veda il saggio Guardare ascoltando) → lo sguardo ingenuo si deve conquistare: INGENUITÀ CONSAPEVOLE

L’esperienza del pensiero debole rende intenzionalmente ingenui e ironici

 

 

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