Se il mondo oscilla troppo

Lunedì 19 novembre 2018 è uscita un’intervista a Pier Aldo Rovatti, in occasione della presentazione del programma 2019.

 

Annunci

Quel fascismo che vogliamo rimuovere

di Pier Aldo Rovatti

 

La parola “fascismo”, che si vorrebbe rimuovere dal dibattito pubblico, ritorna invece di continuo. Perché un simile rilancio, quale è la posta in gioco, di cosa e fra chi si discute tanto? Comunque sia, si è prodotta un’attualizzazione di questa parola con tutto ciò che si porta dietro, come se appunto stessimo assistendo a una specie di “ritorno”, favorito dalle politiche del nostro governo.

La scena, però, non è così lineare. Se, come accade, si registra un sussulto generalizzato sotto la bandiera dell’“antifascismo”, a tale risveglio di una coscienza di “sinistra” viene contrapposta una sorta di negazionismo. Come a dire: è fattuale che sinistra e destra appartengano a una nomenclatura ormai svuotata di senso, e allora non avrebbe neppure senso dare credito alla contrapposizione tra fascismo e antifascismo.

La parola “fascismo”, come forma di denuncia critica dell’esistenza, sarebbe un vacuo flatus vocis. Studiosi di storia contemporanea e opinionisti di chiara fama ci spiegano quotidianamente che è un errore richiamarsi al fascismo – quello che sarebbe forse opportuno scrivere con una effe maiuscola. È stato un evento circoscritto nel tempo con proprie specificità e caratteristiche. Dunque è sbagliato riesumarlo genericamente: piuttosto, bisognerebbe dedicarsi a indagarlo più seriamente, cercare di capirne anche i lati positivi e di conseguenza le motivazioni di un successo popolare durato per oltre venti anni.

Se dovessimo, per serietà storica, fermarci qui, dovremmo ammettere che tutte le volte che parliamo di fascismo (con la minuscola), e gli attribuiamo una qualche attualità politica, scivoliamo nell’ideologismo più retrivo. Gli intellettuali, ai quali mi riferisco e che oggi stanno spuntando un po’ dovunque, vorrebbero mandare al rogo una quantità di opinioni, che hanno fatto e continuano a fare cultura e che vanno dagli apparenti paradossi di Pier Paolo Pasolini alla limpida denuncia di Umberto Eco.

Loro due, e insieme a loro molti protagonisti del pensiero critico degli scorsi decenni, in tempi diversi e in differenti contesti ci ricordano che il fascismo è anche (direi: prima di tutto) un modo di pensare e di percepire le nostre relazioni con gli altri soggetti. Qualcosa che insieme discrimina intere zone della società e innalza al di sopra di esse la parte buona e sana. E che, facendo così, promuove una élite che si sente legittimata a compiere gesti autoritari e talora violenti per affermare e confermare se stessa.

E quel “popolo”, tanto evocato ogni volta che si riproduce politicamente questo modo di pensare? A ogni manifestazione di fascismo collettivo (quante ne esistono oggi nel mondo?) si accompagnano la retorica e la propaganda, quasi ne fossero una dotazione necessaria: il che significa innestare un processo in cui ciascuno “si immagina” di appartenere a quella grande comunità di “eletti” che prende appunto il nome di “popolo”. In sostanza, ciascuno, anche l’ultimo di coloro che appartengono alla “Nazione”, si vive illusoriamente come un privilegiato al di sopra degli altri (e, in definitiva, anche di se stesso!). Sovrano come dovrà essere sovrano il Paese in cui vive.

Possiamo dunque considerare il fascismo come una mentalità, un carattere, una tendenza autoritaria che si riproduce di continuo con vesti nuove e inedite. Sta a noi costruire le difese politiche per non esserne fagocitati. Pasolini era tutt’altro che un visionario quando individuava e denunciava nell’omologazione, prodotta dal consumismo allora montante, la cifra di un fascismo ancora sconosciuto nelle sue conseguenze. Quell’omologazione che adesso, invece, conosciamo bene, almeno nei suoi tratti più evidenti, ma di cui seguitiamo a ignorare gli effetti devastanti che essa può avere sulla trasformazione delle psicologie individuali.

Quanto a Eco, ci ha insegnato, in un saggio che non a caso torna ora nelle librerie, che questa mentalità fascista possiede un carattere di “eternità” che non cessa di minacciarci. Non credo di alterare il suo pensiero osservando che affermare che il fascismo è qualcosa di connaturato in noi stessi non significa cedere le armi per combatterlo. Non so se si tratti di un carattere da considerare immutabile, comunque è sempre possibile contenerlo e ridurne gli effetti. Basta, però, che lo riconosciamo (e gli intellettuali critici sono lì per aiutarci) e lo isoliamo, senza essere schiacciati dalla routine con cui tende a confondersi.

[pubblicato su “Il Piccolo”, 9 novembre 2018]


Discussione – Laboratorio governare

Qui sotto potete aggiungere i commenti per creare una discussione relativa al Laboratorio governare, a partire dai materiali pubblicati e dalle sintesi degli incontri.

Materiali:

 


Discussione – Laboratorio curare

Qui sotto potete aggiungere i commenti per creare una discussione relativa al Laboratorio curare, a partire dai materiali pubblicati e dalle sintesi degli incontri.

Materiali:

  • Sintesi dell’incontro del 17 dicembre.
  • Sintesi dell’incontro del 14 gennaio.
  • Agenda del 14 gennaio.
  • Sintesi dell’incontro dell’11 febbraio.
  • Sintesi dell’incontro dell’11 marzo.

 


Discussione – Laboratorio educare

Qui sotto potete aggiungere i commenti per creare una discussione relativa al Laboratorio educare, a partire dai materiali pubblicati e dalle sintesi degli incontri.

Materiali:


Laboratorio pensiero debole – sesto incontro

 

Coordinatrice: Annalisa Decarli

Intervengono: Pier Aldo Rovatti, Vincenza Minniti, Stefano Tieri

Partecipanti:

  • Guido
  • Roberto
  • Barbara
  • Giovanni
  • Carla
  • Alberto
  • Brunella
  • Cristina

Sesto incontro – domenica 7 maggio 2017

In seguito alla lezione sul pensiero debole, si riscontra una convergenza fra le parole chiave emerse nel nostro incontro precedente e quelle indicate da Rovatti. Il discorso sull’epoché era stato rinviato ai chiarimenti di Rovatti e, cogliendo l’occasione del Laboratorio congiunto, si riparte dal discorso sulla metafora.

METAFORA → ambiguità necessaria all’apertura di senso

Quali i CRITERI orientativi per evitare il calderone culturale e il relativismo assoluto?

C’è è una BUONA METAFORA? Chi giudica?

→ La prova dei fatti / la realtà

→ L’autorevolezza

BUONA METAFORA → seduce, affascina

→ costitutiva del linguaggio

→ comunicazione – comprensione

→ rende parte della natura → fuori da te

                                       → esce da

                                       → spostamento* / viaggiare

→ artificio (Heidegger)

→ verità? → PARADOSSO

                                       → TRASFORMAZIONE

 

*Etimo: dal lat. metaphŏra, gr. μεταϕορά, propr. «trasferimento», der. di μεταϕέρω «trasferire» [http://www.treccani.it/vocabolario/metafora/]

La metafora è costitutiva del LINGUAGGIO – Ha a che fare con la COMPRENSIONE.

BUONA METAFORA → Molto studiata negli anni ’70 del Novecento – Autore di riferimento: Paul Ricoeur, La metafora e il linguaggio, Mimesis.

Persino la scienza, che dovrebbe rifuggire dalla metafora, la riqualifica con Kuhn.

Sillogismo in erba → Bateson

La metafora è un VEICOLO

La metafora semplificatoria è inutile.

C’è un fondo di verità, ma non apre a nulla (Heidegger)

Il populismo è una semplificazione.

La METAFORA MORTA si riduce al suo significato (Umberto Eco)

La METAFORA VIVA è un’apertura di senso (Ricoeur)

→ un CAMBIAMENTO DI DISCORSO

 

Parola = parabola (Bartezzaghi) → paragonare

 

Fondo minimo etico → Gli uomini sono tutti moralmente uguali?

Non usare gli altri come mezzo ma come fine (Kant)

ETICA → Costruire UNITÀ attraverso le DIFFERENZE mantenendo le differenze

La metafora che funziona mette insieme cose diverse

Non siamo attrezzati → monismo del pensiero

Come stanno insieme le persone attraverso le loro palesi differenze?

Attraverso la metafora si può costruire un’unità.

Svelamento (non-nascondimento) = disarmare la Verità del valore assoluto.

 

Il PENSIERO DEBOLE è una questione di stile, di postura.

Differenze fra il pensiero debole di Rovatti e quello di Vattimo

Vattimo: visione ONTOLOGICA

Rovatti: visione FENOMENOLOGICA

 

POLITICO: Che tipo di modalità attraversa l’esperienza?

DIFFERENZE → ACCOGLIENZA / COMPRENSIONE – NON COMPASSIONE

Comprensione → una forma di pensiero critico diversa

 

EPOCHÉ

Chi giudica quando è il momento di sospendere il giudizio (l’attività di coscienza) e quando di sospendere la sospensione?

Noi siamo post-fenomenologi. Heidegger dice che la faccenda degli eide è la cosa più importante. Rovatti ha qualche dubbio sull’essenza, neppure l’epoché trascendentale è sufficiente; la regressione è ab infinitum. È un’opus, un’oprea, un esercizio che si fa. Nella misura in cui si riesce a farlo, ne risulta un rapporto diverso, un andare verso qualcosa che non è ciò verso cui sembrava ci si muovesse prima. Una DIVERSITÀ DI SGUARDO che ci porta a delle scoperte, alla messa in dubbio del modo abituale.

L’intenzionalià è importante.

INTENZIONALITÀ (Husserl) → INCONSCIO (FReud)

Freud pensa che ci sia un fondo della soggettività che è il soggetto inconscio.

Husserl pensa che in fondo noi abbiamo una operatività logica anche quando non lo sappiamo

C’è un passaggio, che può esserci o non esserci, che può funzionare o non funzionare.

Un LAVORO SU DI SÉ che non è scontato

→ presa diretta sulla realtà

→ interruzione

→ formazione morale

→ caso / fortuna

 

Lavoro mai definitivo, sempre temporale: non si possono giustificare tutte le abitudini.

C’è un IMPOSSIBILE, direbbe Derridà, che mette in questione le abitudini. Però questo impossibile è importantissimo, è quello su cui si cambia una situazione.

È un passaggio, che può esserci o non esserci, che può funzionare o non funzionare.

Chiarisce un poco l’immagine di te stesso

Husserl crede cha sia possibile fare epoché → ci si deve provare

EPOCHÉ → tendenza / ingenuità consapevole

Ma non ci entri per una porta filosofica, ci entri per una PORTA ESISTENZIALE a partire dalla tua esperienza: lì hai bisogno di uno SCARTO. Ma il tempo dell’epoché è sempre più stretto, con la frenesia della società attuale.

Nell’epoché si entra e si esce.

Questione fondamentale: sei disposto a cambiare completamente il tuo punto di vista? Sei capace di guardare l’altro?

EPOCHÉ = GUARDARE SE STESSO CON LO SGUARDO DELL’ALTRO

Ci sono anche gli altri:

per Husserl l’epoché è solipsistica: una volta che ho capito chi sono, posso capire gli altri

per Rovatti l’epoché ha a che fare con gli altri

SOSPENSIONE – PUDORE – SILENZIO – SGUARDO INGENUO

Come nello Zarathustra nietzsceano, il fanciullo è la terza delle metamorfosi, si diventa fanciulli (si veda il saggio Guardare ascoltando) → lo sguardo ingenuo si deve conquistare: INGENUITÀ CONSAPEVOLE

L’esperienza del pensiero debole rende intenzionalmente ingenui e ironici

 

 


Laboratorio pensiero debole – quinto incontro

 

Coordinatrice: Annalisa Decarli

Interviene: Stefano Tieri

Partecipanti:

  • Guido
  • Rudy
  • Giovanni
  • Selene
  • Federica

Quinto incontro – domenica 23 aprile 2017

Il desiderio di ragionare trasversalmente sugli argomenti trattati nelle lezioni è molto forte e, sebbene dimezzati dalla concomitanza dell’incontro con il ponte del 25 aprile, i partecipanti chiedono di riprendere il dialogo da alcuni nuclei concettuali che ritengono rilevanti per il pensiero debole.

Si tematizzano RUMORE / EPOCHÉ – tenendo presente la questione del FALLIMENTO.

→ valore: – gnoseologico

– etico

→ silenzio

Pensiero debole e vita quotidiana → esercizio, che implica:

ascolto attivo → silenzio → apertura

→ relazione / relazionarsi

stile (non modello)

sensazioni → percepire con tutto se stesso (fisicità + mente)

epoché → implica fallimento → l’importante sta nella parentesi (Guido)

messa in gioco → senso di fallimento (Rudy)

  • violenza del linguaggio (categorie di estremi)
  • esternarsi dall’esperienza di una verità
  • dal meccanismo azione/reazione al “mordersi la lingua”: pausa/sospensione
  • il pensiero debole porta con sé parte dell’umano
  • pretesa di Verità → tentativo di dominio
  • dialogo → parlare di sé

dall’esperienza alla parola (Federica)

  • tempo: presa di coscienza di accelerazione, depressione, debito → alienazione
  • depotenziamento della Verità a opinione → indebolimento
  • indebolimento (Popper) → fallibilismo / falsificazionismo
                    • ho fallito vs sono fallito
                    • fallimento / orrore (negazione)

errore

  • empatia → intenzione
  • dettaglio rivelatore

 

Paura ultima → paura della morte – vero fallimento esistenziale → horror vacui

→ abisso ineludibile

ORRORE → ci interroga dal di dentro

→ fatto compiuto: non posso più fare nulla

PAURA → di qualcosa esterno

successo

insuccesso / fallimento → imprevedibile (fattore temporale)

→ inintenzionale

Nella nostra società: fallito = perdente

Accettazione del fallimento = accettazione della morte

Siete sempre invitati a proporre le vostre riflessioni attraverso il blog!

Il prossimo incontro del Laboratorio sarà domenica 7 maggio.