Cosa è l’etica minima

di Pier Aldo Rovatti

[Premessa a Etica minima, Raffaello Cortina, Milano 2010.]

Questo libro è fatto di eventi. Sono cinquanta scene prese dalla cronaca italiana degli ultimi tempi, dal caso Eluana, che ha suscitato un’emozione nazionale e un dibattito acceso sulla vita e la morte, fino alla “battaglia” di Rosarno, scoppio di una contraddittoria e ormai conclamata xenofobia, su cui è subito sceso il silenzio, forse anche perché quella battaglia l’abbiamo persa tutti. Leggi il seguito di questo post »


A scuola di filosofia

di Pier Aldo Rovatti

Sarebbe utile trovare il modo per introdurre nella nostra vita – in cui facciamo sempre più fatica a procurarci aria respirabile – una quantità pure modica di ossigeno filosofico.

Penso che la filosofia, questo oggetto che continua a restare alquanto misterioso, sia qualcosa di simile a una respirazione. Personalmente sono – come si dice – in campo fin dagli anni sessanta del secolo scorso, ho avuto la fortuna di incontrare a Milano un vero maestro (il fenomenologo Enzo Paci), mi sono bagnato nelle acque agitate del ’68, e poi tante vicissitudini sempre nella corrente della filosofia che ho imparato a distinguere come un esercizio di pensiero critico dentro e fuori dal mondo pubblico. Oggi, dopo un lungo periodo di insegnamento nelle aule universitarie triestine, mi resta qualche nostalgia degli anni febbrili della mia formazione e di quella corsa degli studenti a iscriversi a filosofia alla ricerca di un sapere vivo e di una collettività pulsante di desiderio politico. Leggi il seguito di questo post »


“Mettersi in gioco”. Qualche istruzione per l’uso

di Pier Aldo Rovatti

 

È il titolo che abbiamo dato al programma 2016 della Scuola di filosofia di Trieste (72 ore di lezioni e seminari organizzati dal Laboratorio di filosofia contemporanea presso la direzione del Dipartimento di salute mentale da gennaio a maggio 2016).

Già nelle discussioni preparatorie era emerso che si tratta di un tema complesso, non così facile da maneggiare e suscettibile di equivoci. Anzi, questo monito, se non lo intendiamo in maniera critica, sembra corrispondere a quell’ingiunzione a diventare imprenditori di se stessi che ci arriva di continuo dall’attuale dispositivo di potere: un’ingiunzione al tempo stesso catturante e derisoria, in cui sembra condensarsi uno degli aspetti principali dell’ideologia del nostro presente. Leggi il seguito di questo post »


Ipotesi per i laboratori

di Annalisa Decarli e Vincenza Minniti

Il lavoro laboratoriale prenderà le mosse dall’assunzione delle lezioni a testo-pretesto, facendo richiesta ai corsisti di individuare i concetti fondamentali trattati dai relatori, che verranno raccolti in agenda come parole chiave.

Un primo momento di elaborazione, fondato sull’interrogazione di questi termini attraverso la modalità del dialogo filosofico, permetterà di indagarne i significati chiarificandoli e definendoli, per poi decostruire, ricostruire e ampliare i campi semantici di utilizzo. Ogni singolo partecipante verrà così chiamato a mettesi in gioco, ponendo in relazione i concetti selezionati con le proprie esperienze personali, scontrandosi con la difficoltà di traduzione dell’esperienza vissuta nel logos.

L’esercizio di approssimazione mette in movimento il pensiero, attraverso la specificazione, la negoziazione e ridefinizione dei significati, la costruzione comune di nuovi orizzonti di senso. In tal modo, concetti che potrebbero apparire astratti o scollegati dalla realtà quotidiana acquisteranno una vitalità rinnovata, attivando processi trasformativi e di cambiamento nei singoli individui e nell’identità del gruppo stesso. Leggi il seguito di questo post »


Ipotesi e suggestioni per un laboratorio

di Alessandro Di Grazia

Vorrei condividere con chi legge e con chi parteciperà al laboratorio di questa edizione della Scuola di Filosofia di Trieste, alcune suggestioni che potrebbero indicare qualcosa delle intenzioni riposte in questo percorso che partirà domenica 10 gennaio 2016.

Mi interessa far percepire ovviamente non un programma di studi o una direzione verso la quale condurre il lavoro, ma una sorta di atmosfera riflessiva che mi porto dietro, o davanti, a seconda dei punti di vista.

Credo di essere sicuro che, al di là dei temi specifici che possono essere esaminati, la qualità e l’intensità del lavoro che svolgeremo è anche una questione di “come” oltre che di “cosa”.

Questo è il motivo per cui, e in questo mi sento in sintonia con una delle prerogative essenziali delle pratiche filosofiche, non mi appoggerò a nessuna teoria determinata. Il discorso complessivo che potrà sorgere dal nostro lavoro sarà ibrido teoreticamente e, spero, vitalmente bastardo.

Cercheremo di osservare idee e costruzioni nel tentativo di creare una toponomastica intellettuale, un villaggio, una cartografia dei nostri modi di intendere il tema proposto dalla scuola quest’anno.

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Questioni di identità

di Pier Aldo Rovatti
[pubblicato su “Il Piccolo”, 30.10.2015]

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Molto abbiamo detto e scritto sull’identità problematica di Trieste. Luci e ombre (ma, in definitiva, più luci che ombre) e ogni volta è il mare il personaggio principale delle nostre narrazioni. Il fatto stesso che chi arriva da fuori trova a Trieste un’esperienza di vita del tutto singolare, al punto che quasi sempre vi resta, non è scollegato da un vincolo tra mare e città molto stretto e altrove insistente. È come se la città, gli occhi dei cittadini non guardassero il mare, ma fosse il mare con uno sguardo paradossale a vedere le case e le strade, gli individui che le percorrono – veloci ma senza furia – e vi abitano. Il cartello dovrebbe proprio essere: “Trieste, la città del mare”. A indicare un fenomeno, comprensibile e pur sempre strano, che sovrasta o eccede gli altri aspetti di una città con tanti problemi e anche arretratezze, insomma non semplice da amministrare.

Se ne è parlato anche qualche giorno fa in un meeting alla Camera di commercio di cui questo giornale ha già raccolto l’eco. Trieste è una città che ha come priorità quella di riguadagnare il proprio passato oppure è una città che deve innanzi tutto mollare gli ormeggi e immaginarsi un futuro sostenibile? Quelli che sono venuti a vivere a Trieste, e che ora non se ne andrebbero per niente al mondo ancorché spaesati da un’evidente insularità, si sono imbattuti in un complesso insieme di superiorità e di inferiorità: da una parte la fierezza di esserne cittadini, dall’altra parte la poco gratificante consapevolezza di una condizione provinciale. Entrambe queste caratteristiche psicologiche (termine però alquanto stretto) possono agire da freno: una città che deve restare così com’è senza toccare nulla, una città che respinge il cambiamento perché non ha né il vigore né la fiducia per costruirlo. Leggi il seguito di questo post »


Le trasformazioni dell’idea di soggetto

Da martedì 19 maggio, Pier Aldo Rovatti terrà una serie di lezioni su “Le trasformazioni dell’idea di soggetto”.

La prima parte del corso ha come titolo “Cartesio rovesciato” e prende in considerazione alcuni aspetti del pensiero psicanalitico (Freud e Lacan) con riferimento particolare alla questione dell’inconscio, e inoltre discute come Foucault (cfr. Storia della follia) rovescia il cogito cartesiano.
Nella seconda parte viene discussa la critica a Cartesio svolta da Husserl (cfr. Crisi delle scienze) e il tema connesso del paradosso della soggettività, nonché alcuni sviluppi post-fenomenologici con specifico riferimento a Merleau-Ponty.

Le lezioni (nell’ambito della magistrale di psicologia) si svolgeranno a Trieste, nell’aula B della palazzina O (via Weiss, Parco di San Giovanni, di fronte al Dipartimento di salute mentale).
Le lezioni proseguiranno i giorni 20, 21, 26, 27, 28 maggio sempre alle ore 11.