cosa dicono di noi

Siete ancora indecisi se iscrivervi alla Scuola di filosofia? Siete interessati ma non sapete se la troverete troppo difficile? Vi chiedete che cosa dovete aspettarvi da una Scuola di filosofia?

Ogni anno nella scheda di iscrizione chiediamo ai corsisti che hanno già frequentato una valutazione della loro esperienza. Ne copiamo qui alcune in forma anonima.

“La Scuola di Filosofia si è confermata essere una grande opportunità di scambio, di riflessione, di stimolo, di arricchimento.
Apprezzo l’impostazione volta al coinvolgimento diretto di tutti i partecipanti.”

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Presentazione del programma alla Libreria Dedalus

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venerdì 25 novembre, alle ore 18, alla Libreria Dedalus in via Torrebianca 21

Pier Aldo Rovatti, Edoardo Greblo, Damiano Cantone e Tiziano Possamai presentano i corsi della Scuola di Filosofia che si terranno a partire dal prossimo gennaio con il titolo complessivo “Modi di pensare. Lavori in corso”. Viene anche presentato il laboratorio su “Bisogni e salute mentale” in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.


A scuola di filosofia

di Pier Aldo Rovatti

Sarebbe utile trovare il modo per introdurre nella nostra vita – in cui facciamo sempre più fatica a procurarci aria respirabile – una quantità pure modica di ossigeno filosofico.

Penso che la filosofia, questo oggetto che continua a restare alquanto misterioso, sia qualcosa di simile a una respirazione. Personalmente sono – come si dice – in campo fin dagli anni sessanta del secolo scorso, ho avuto la fortuna di incontrare a Milano un vero maestro (il fenomenologo Enzo Paci), mi sono bagnato nelle acque agitate del ’68, e poi tante vicissitudini sempre nella corrente della filosofia che ho imparato a distinguere come un esercizio di pensiero critico dentro e fuori dal mondo pubblico. Oggi, dopo un lungo periodo di insegnamento nelle aule universitarie triestine, mi resta qualche nostalgia degli anni febbrili della mia formazione e di quella corsa degli studenti a iscriversi a filosofia alla ricerca di un sapere vivo e di una collettività pulsante di desiderio politico. Leggi il seguito di questo post »


Modi di pensare. Lavori in corso

Il titolo del quarto anno di attività della Scuola di filosofia di Trieste può sembrare troppo ovvio per un’iniziativa ispirata fin dalla sua nascita alla filosofia come esercizio critico. È il plurale “modi” di pensare che fa secondo noi la differenza e che può esprimere un potenziale critico rispetto a uno scenario che tende invece, oggi, a un’uniformazione del pensiero sempre più marcata. Se è facilmente constatabile che attualmente si privilegia un pensiero disciplinato e perfino disciplinare, qualcosa come un’unificazione filosofica, il gesto di chi si dispone in controtendenza, cercando di aprire spazi e produrre differenze, risulta tutt’altro che ovvio, anzi decisamente critico nei confronti del cosiddetto pensiero unico.

Anche il sottotitolo indica un programma che non vuole adeguarsi a premesse già prefigurate e a un esito già strutturato. “Lavori in corso” esprime appunto la tonalità di una Scuola consapevole che c’è moltissimo da costruire e che per cominciare a farlo occorre lavorare insieme, sia da parte dei docenti sia da parte dei corsisti.

Quest’anno la nostra Scuola prolunga la sua durata a 10 week-end, da sabato 14 gennaio a domenica 21 maggio, per complessive 80 ore (rispetto alle 72 degli anni precedenti), e avrà come centro operativo 3 cantieri (il cantiere “psicoanalisi”, il cantiere “Marx” e il cantiere “pensiero debole”), ciascuno dei quali prevede al proprio interno lezioni e seminari. Ai cantieri, che occupano buona parte del tempo della Scuola, si affiancano alcuni altri corsi nonché i laboratori domenicali.


“Mettersi in gioco”. Qualche istruzione per l’uso

di Pier Aldo Rovatti

 

È il titolo che abbiamo dato al programma 2016 della Scuola di filosofia di Trieste (72 ore di lezioni e seminari organizzati dal Laboratorio di filosofia contemporanea presso la direzione del Dipartimento di salute mentale da gennaio a maggio 2016).

Già nelle discussioni preparatorie era emerso che si tratta di un tema complesso, non così facile da maneggiare e suscettibile di equivoci. Anzi, questo monito, se non lo intendiamo in maniera critica, sembra corrispondere a quell’ingiunzione a diventare imprenditori di se stessi che ci arriva di continuo dall’attuale dispositivo di potere: un’ingiunzione al tempo stesso catturante e derisoria, in cui sembra condensarsi uno degli aspetti principali dell’ideologia del nostro presente. Leggi il seguito di questo post »


Ipotesi per i laboratori

di Annalisa Decarli e Vincenza Minniti

Il lavoro laboratoriale prenderà le mosse dall’assunzione delle lezioni a testo-pretesto, facendo richiesta ai corsisti di individuare i concetti fondamentali trattati dai relatori, che verranno raccolti in agenda come parole chiave.

Un primo momento di elaborazione, fondato sull’interrogazione di questi termini attraverso la modalità del dialogo filosofico, permetterà di indagarne i significati chiarificandoli e definendoli, per poi decostruire, ricostruire e ampliare i campi semantici di utilizzo. Ogni singolo partecipante verrà così chiamato a mettesi in gioco, ponendo in relazione i concetti selezionati con le proprie esperienze personali, scontrandosi con la difficoltà di traduzione dell’esperienza vissuta nel logos.

L’esercizio di approssimazione mette in movimento il pensiero, attraverso la specificazione, la negoziazione e ridefinizione dei significati, la costruzione comune di nuovi orizzonti di senso. In tal modo, concetti che potrebbero apparire astratti o scollegati dalla realtà quotidiana acquisteranno una vitalità rinnovata, attivando processi trasformativi e di cambiamento nei singoli individui e nell’identità del gruppo stesso. Leggi il seguito di questo post »


Ipotesi e suggestioni per un laboratorio

di Alessandro Di Grazia

Vorrei condividere con chi legge e con chi parteciperà al laboratorio di questa edizione della Scuola di Filosofia di Trieste, alcune suggestioni che potrebbero indicare qualcosa delle intenzioni riposte in questo percorso che partirà domenica 10 gennaio 2016.

Mi interessa far percepire ovviamente non un programma di studi o una direzione verso la quale condurre il lavoro, ma una sorta di atmosfera riflessiva che mi porto dietro, o davanti, a seconda dei punti di vista.

Credo di essere sicuro che, al di là dei temi specifici che possono essere esaminati, la qualità e l’intensità del lavoro che svolgeremo è anche una questione di “come” oltre che di “cosa”.

Questo è il motivo per cui, e in questo mi sento in sintonia con una delle prerogative essenziali delle pratiche filosofiche, non mi appoggerò a nessuna teoria determinata. Il discorso complessivo che potrà sorgere dal nostro lavoro sarà ibrido teoreticamente e, spero, vitalmente bastardo.

Cercheremo di osservare idee e costruzioni nel tentativo di creare una toponomastica intellettuale, un villaggio, una cartografia dei nostri modi di intendere il tema proposto dalla scuola quest’anno.

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